Il futuro della competitività europea nel settore dell’automotive elettrico rappresenta una sfida cruciale, in bilico tra innovazione tecnologica, strategie industriali e pressioni geopolitiche. La crescente presenza della Cina nel mercato europeo dei veicoli elettrici, sostenuta da ingenti sussidi statali e una filiera industriale avanzata, mette a dura prova la resilienza di un settore che per decenni ha rappresentato il cuore pulsante dell’economia europea.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in visita a Pechino – (MIMIT)

Nel 2023, il 38% delle esportazioni cinesi di veicoli elettrici è stato destinato all’Europa, generando un valore commerciale superiore ai dieci miliardi di euro. La quota di mercato detenuta dai produttori cinesi, che combinano prezzi competitivi e tecnologie avanzate come le batterie al litio ferro-fosfato, è cresciuta rapidamente, passando dal 3% a oltre il 20% in soli tre anni. Questa dinamica ha messo in crisi i produttori europei, che si confrontano con costi di produzione più elevati, normative stringenti e ritardi nello sviluppo di infrastrutture critiche, come una rete di ricarica capillare.

Le istituzioni europee hanno risposto introducendo dazi tra il 17% e il 38% sulle importazioni di veicoli cinesi, con l’obiettivo di riequilibrare un mercato sempre più sbilanciato. Tuttavia, queste misure difensive rischiano di essere insufficienti se non accompagnate da una strategia industriale più ampia.

Jin Zhuanglong, ministro dell’Industria cinese, e Thierry Breton, ex commissario europeo per il mercato interno e i servizi – (Via X)

La produzione di batterie, in particolare, rappresenta un nodo cruciale: la Cina non solo domina il mercato globale delle batterie, ma controlla anche gran parte delle risorse necessarie per la loro produzione, grazie a una politica industriale lungimirante che l’Europa non ha saputo replicare.

Non si tratta di una competizione esclusivamente economica, ma profondamente geopolitica. Sebbene promosse dall’Unione Europea (con obiettivi estremamente ambiziosi come il divieto di vendita di veicoli a combustione interna entro il 2035), le politiche programmatiche del Green Deal, specialmente la transizione verso l’elettrico, rischiano di favorire i competitor stranieri, in particolare cinesi e americani, a scapito delle industrie locali. La mancanza di una politica industriale coesa e di investimenti strutturali potrebbe esacerbare il fenomeno della de-industrializzazione, con conseguenze drammatiche non solo economicamente parlando, ma anche in terimini di governance ed autosufficienza strategica.

Lascia un commento

In voga