Alla fine dell’avventura di governo più breve nella storia nazionale, l’ampiamente prevista caduta di Barnier segna il definitivo ingresso nella fase terminale dell’esperienza di risveglio dell’impero.

Incontro tra il presidente della Repubblica Emmanuel Macron e l’ex premier Michel Barnier a Parigi – (Imago/ Abacapress)

Scegliere chi sei quando non sai chi essere

Dimostrando alle elezioni di settembre (stravinte dal blocco lepenista) di non voler proseguire sulla via indicata dall’Eliseo, tra divisioni sociali e guerriglie civili, i francesi si apprestano a scegliere il nazionalismo monoculturale per cercare di risolvere la propria crisi identitaria.

Il progetto assimilazionista di Macron, rivelatosi fin troppo ambizioso, ha fatto sprofondare il paese in una lotta intestina ancor più intensa per la determinazione di sé stesso. Il Rassemblement National è una scelta di moto centripeto per perseguire un’idea di società basata sull’autodeterminazione violenta.

Marine Le Pen e Jordan Bardella ad un comizio elettorale a Marsiglia – (EPA/Guillaume Horcajuelo)

La Françafrique in pezzi

La fase critica della Francia imperiale si riscontra anche e soprattutto nei suoi protettorati coloniali: gli ultimi colpi di Stato in Africa Occidentale (in Mali nel 2020, in Ciad e in Guinea nel 2021, in Burkina Faso nel 2022, in Niger e in Gabon nel 2023) segnano una pesante perdita di potere e prestigio francese nello scacchiere internazionale.

In stato di massima allerta anche Senegal e Camerun, che potrebbero rappresentare perdite pesanti in ottica egemonica continentale.

Emmanuel Macron insieme al presidente del Ciad Idriss Déby Itno – (LaPresse/Xinhua)

L’isolazionismo americano: un’occasione mancata?

In un momento storico che vede gli Stati Uniti affetti da una depressione simile, verrebbe da chiedersi se la Francia abbia mancato di lungimiranza scegliendo la cura nazionalista per i propri malanni. Assumendo che gli americani allenteranno la presa su alcuni fronti, quali sarebbero stati gli scenari strategici sui quali la République avrebbe potuto giocarsi le proprie carte?

Su tutti, lo scenario mediorientale rappresenterebbe una via che di questi tempi è stata poco percorsa dai francesi. I disordini in Siria, potenzialmente, rappresenterebbero un pretesto validissimo per tornare a spron battuto sul Libano, giocando nel ruolo di primissimo piano di equilibratori della regione. Attualmente alle prese con una tendenza al disimpegno internazionale e di una conseguente attenzione alla restaurazione del proprio mercato industriale interno, gli Stati Uniti di Donald Trump beneficerebbero non poco di un alleato che si intesti un ruolo di pesante mediazione bellica, probabilmente non battendo ciglio.

Congetture ipotetiche, ovviamente, che non troveranno facile riscontro: la scelta lepenista va in una direzione opposta a quella dell’universalismo imperiale, e con tutta probabilità si assisterà ad uno scenario di dubbio ancora maggiore sulle regioni africane e mediorientali attualmente nell’occhio del ciclone.

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