Il 30 Marzo, la Corea del Sud ha ospitato Cina e Giappone per discutere dei nuovi dazi imposti dall’amministrazione USA e delle potenziali risposte comuni. Tenutosi a livello dei Ministri del Commercio, l’incontro è stato il primo in ambito economico negli ultimi cinque anni fra i tre paesi. Sebbene il motivo ufficiale non fosse quello di discutere dei dazi, la tempistica dell’incontro rivela molto delle vere intenzioni dei paesi coinvolti e le preoccupazioni reciproche per la guerra commerciale che sta prendendo forma.
Il vertice di Seul si è concluso con una dichiarazione congiunta che sottolinea la necessità di rafforzare il coordinamento degli sforzi in ambito commerciale, rilanciando i negoziati per un accordo trilaterale e aprendo alla possibilità di una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio, affinché possa rispondere in modo più incisivo ed efficace alle sfide attuali.
Particolarmente significativo è anche il rinnovato impegno a favore dell’attuazione del “Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) Agreement”, l’accordo di libero scambio firmato nel 2020 che coinvolge i dieci Stati membri dell’ASEAN e cinque dei loro principali partner commerciali: Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud.
L’importanza di questo incontro risiede innanzitutto nel coinvolgimento di partner strategici di primaria rilevanza per gli Stati Uniti. Corea del Sud e Giappone, infatti, sono alleati storici di Washington, e questo riavvicinamento a Pechino solleva non poche preoccupazioni oltreoceano.
Il timore negli Stati Uniti è quello che la Cina possa tentare di guadagnare consensi e rafforzare la propria posizione in Asia, e non solo, sulla scia delle gravi ripercussioni economiche dovute alle misure protezionistiche varate dagli USA. Questi paesi, non privi di motivi di attriti e diffidenze reciproche, potrebbero mettere da parte le proprie divergenze proprio alla luce della crisi economica incombente.
Ciò appare ancora più vero se si considerano gli interessi commerciali reciproci dei tre paesi coinvolti. Infatti, come raccontato da Reuters, un canale collegato alla China Central Television ha riportato che Giappone e Corea del Sud sono alla ricerca di materie prime per semiconduttori da importare dalla Cina, mentre, da parte sua, Pechino ha interesse nell’acquisto di prodotti finiti nel settore dei chip provenienti da Giappone e Corea.
Interrogati sull’incontro, le amministrazioni di Seul e Tokyo hanno minimizzato il valore anti-trumpiano del vertice, definendolo un mero scambio di vedute tra partner commerciali. Eppure, nel contesto attuale acquisisce un innegabile valore strategico. Il rilancio del mercato intra-continentale e le potenzialità del commercio regionale rappresentano opportunità di primo piano per far fronte agli effetti drammatici dei dazi e l’inaffidabilità dell’attuale amministrazione USA.
Questi effetti risultano particolarmente significativi per il settore automobilistico di Corea del Sud e Giappone, dal momento che le esportazioni di automobili verso gli Stati Uniti rappresentano rispettivamente il 27,2% e il 30% del totale delle esportazioni dei due Paesi verso il mercato statunitense. Un mercato che, ricordiamo, dal 3 aprile vede l’imposizione di una tariffa del 25% su tutta l’industria del automotive.
Le trattative sui dazi sono ancora incorso e le prime contromisure da parte dei paesi colpiti sono già state prese. La Cina ha annunciato dazi del 34% sulle merci USA a partire dal 10 aprile, mentre l’Unione Europea sta studiando in queste ore simili contromisure, con varie ipotesi ancora al vaglio della Commissione. Le prossime settimane saranno decisive per delineare gli sviluppi futuri di questa guerra commerciale e per comprendere le scelte strategiche di politica estera che saranno intraprese tanto dai Paesi partner degli USA quanto da quelli rivali.






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