Il tema delle Storie di riguarda l’Osservanza Francescana e i Monti di Pietà. Perché parlare nel 2025 di Monti di Pietà? Questa è una delle domande che più spesso mi è stata posta durante i convegni dedicati all’argomento. I Monti di Pietà hanno rappresentato per secoli una valida risorsa di credito per i meno abbienti. Si tratta della prima forma ampiamente riconosciuta di microcredito della storia umana.

Per comprendere a fondo i complessi meccanismi che portarono alla nascita dei Monti di Pietà e il legame che tale istituzione ebbe con l’ordine francescano, è essenziale riflettere sul fenomeno dell’Osservanza e sulle sue diramazioni all’interno dell’Ordine. L’Osservanza francescana non fu semplicemente una forma di riforma religiosa, ma un vero e proprio movimento che si radicò profondamente nelle dinamiche sociali ed economiche del tempo, dando origine a nuove istituzioni pensate per rispondere alle necessità delle classi più povere, come i Monti di Pietà. Il più noto dei quali, oggi, è nient’altro che il sesto gruppo bancario italiano: il Monte dei Paschi di Siena.

La creazione dei Monti di Pietà cambiò radicalmente il rapporto delle classi inferiori con l’economia locale ed il commercio di prossimità: solo nella città di Firenze le erogazioni di prestiti agevolati dei Monti di Pietà andavano dai 30.000 ai 50.000 fiorini annui. Per calcoli sul potere d’acquisto e sul valore effettivo del fiorino (un artigiano guadagnava in media 2-3 fiorini al mese), parliamo di cifre equivalenti ad un valore compreso tra i 30 e i 50 milioni di dollari attuali, con tassi agevolati o addirittura nulli. Solo considerando Firenze.

Per cominciare, una panoramica generale sulle attività economiche dei Monti di Pietà, prendendo in esame le principali città italiane che ne hanno visto la proliferazione e analizzandone un primo impatto attraverso il numero di prestiti annui, l’entità degli stessi e dei beneficiari:

Non si può parlare di tale Istituto senza parlare delle Marche. Non perché si tratti della mia terra natale, quanto perché storicamente risulta essere la “regione più francescana d’Italia” e la prima ad aver ospitato Monti di Pietà. A tal proposito è bene distaccarsi dalla vulgata che vede l’origine primaria dell’istituzione del Monte di Pietà a Perugia, come ho avuto modo di trattare con documentazione d’archivio in più articoli su questa complessa disputa storica[1]. Ma andiamo con ordine e iniziamo dal primo, vero volano di gemmazione, creazione e diffusione dei Monti di Pietà: l’Osservanza Francescana.

L’Osservanza Francescana: un ritorno alla povertà originaria

L’Osservanza Francescana nacque alla fine del XIV secolo come risposta alle crescenti degenerazioni che affliggevano l’Ordine, ormai distante dalla purezza iniziale della Regola di San Francesco. Con il passare dei decenni, molti frati si erano adattati ai privilegi papali, avvicinandosi a una vita conventuale più ricca e meno legata ai principi di povertà e umiltà che avevano caratterizzato la fondazione dell’Ordine. La vita nelle comunità cittadine, così come l’accettazione di privilegi, erano in contrasto con gli ideali originari, che richiedevano una vita itinerante, povera e a contatto con la natura[2]. Il movimento dell’Osservanza, quindi, nacque come una reazione pauperistica e un tentativo di recuperare lo spirito originario dell’Ordine. Rifiutando la vita conventuale, i riformati cercavano una vita di povertà assoluta e di predicazione itinerante, seguendo il modello di San Francesco. Il primo tentativo concreto di restaurare una vita eremitica si ebbe nel 1334, quando Giovanni della Valle, seguace di Angelo Clareno e Gentile da Spoleto, con il permesso del ministro generale dell’Ordine Geraldo Ot, si stabilì con quattro compagni nel romitorio di San Bartolomeo a Brogliano, vicino a Camerino. Questo tentativo venne inizialmente approvato da Papa Clemente VI con la bolla Bonorum operum del 13 dicembre 1350, ma fu successivamente revocato nel 1355 da Papa Innocenzo VI, temendo la frammentazione dell’Ordine[3].

La Riforma di Brogliano e l’affermarsi dell’Osservanza

Nonostante le difficoltà iniziali, l’Osservanza continuò a crescere, specialmente con la riapertura dell’eremo di Brogliano nel 1368[4], grazie al frate Paoluccio Trinci. La comunità, caratterizzata dalla vita austera e dal rifiuto di ogni tipo di lusso, ottenne un notevole sviluppo, tanto che nel 1373 Papa Gregorio XI concesse l’apertura di nuovi conventi e nel 1384 Paoluccio ottenne la facoltà di accettare novizi. La riforma di Brogliano consolidò l’Osservanza come un movimento giuridicamente stabile all’interno dell’Ordine francescano[5]. Con il passare del tempo, l’Osservanza divenne un elemento fondamentale dell’Ordine, radicandosi nelle Marche e in Umbria. Questo movimento attirò personalità di spicco, come Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca[6], i quali ne svilupparono ulteriormente l’aspetto apostolico e sociale. Il movimento non si limitò alla predicazione religiosa, ma estese la sua influenza alla morale sociale, portando alla creazione di nuove istituzioni, tra cui i Monti di Pietà.

I Monti di Pietà: effetti economici di un’opera di carità sociale

L’elemento sociale dell’Osservanza, radicato nella vicinanza ai poveri e agli ultimi, si espresse concretamente nella creazione dei Monti di Pietà, istituzioni pensate per contrastare l’usura che affliggeva la popolazione più povera. Questi istituti, fondati principalmente da frati francescani, si proponevano di offrire prestiti a basso interesse alle persone indigenti, in un’epoca in cui l’usura era un fenomeno dilagante e considerato dannoso per le classi sociali più basse.

La decisione dei Francescani di creare i Monti di Pietà rifletteva il loro impegno sociale: non solo l’adozione di un ideale di povertà, ma anche la presa di coscienza delle disuguaglianze economiche che affliggevano la società. Agendo come mediatori tra la comunità e le istituzioni economiche, i frati francescani cercavano di proteggere i più deboli, dando loro la possibilità di accedere a credito senza le gravi conseguenze imposte dai prestatori usurai. Questi istituti si diffusero rapidamente in molte città italiane, diventando parte integrante della vita cittadina e della cultura francescana[7].

Di fatto, il loro contributo alla “piccola economia” del tempo è stato notevole per una serie di motivazioni: stimolo al commercio di prossimità, rafforzamento della piccola imprenditoria e accesso a nuova ricchezza. Nello specifico, i meccanismi gestionali dei Monti di Pietà si strutturavano su pochi ma efficienti presupposti. Ovvero:

  • Prestiti su pegno: accettavano oggetti di valore, vestiti, utensili o gioielli come garanzia, concedendo piccoli prestiti (spesso 1-10 fiorini) per bisogni immediati o investimenti produttivi.
  • Tassi bassi o nulli: a differenza degli usurai (20-50% annuo), i Monti applicavano tassi minimi (5-10%) o prestiti gratuiti, rendendo il credito accessibile.
  • Fonti di finanziamento: i fondi provenivano da donazioni di benefattori, casse comunali o profitti da attività caritative, garantendo sostenibilità.
  • Gestione rigorosa: i frati francescani e le autorità locali supervisionavano i Monti, con registri contabili per prevenire abusi.

Storia, Osservanza francescana e funzione sociale

La creazione dei Monti di Pietà, originariamente fondati dai francescani dell’Osservanza, si inserisce all’interno di un panorama storico, sociale ed economico che ha visto il diffondersi di pratiche bancarie nuove e l’influenza di motivazioni religiose e morali nel contrastare i fenomeni di usura che affliggevano le comunità locali. Come osservato in recenti studi, tra cui il lavoro di Moroni (Monti di pietà, banchi ebraici e risparmio pubblico in una città della Marca pontificia tra Quattro e Cinquecento)[9], l’approccio storiografico alla nascita dei Monti di Pietà è cambiato radicalmente. In passato, si è spesso enfatizzato il legame tra l’Osservanza francescana e il sentimento anti-ebraico, che avrebbero avuto un ruolo determinante nella fondazione dei Monti. Tuttavia, come rilevato da Moroni, la storiografia contemporanea ha ridimensionato tale lettura, pur riconoscendo che sia l’Osservanza che il contesto anti-ebraico siano stati componenti fondamentali nel processo di istituzione dei Monti. Questo articolo, pur non approfondendo completamente la questione, si rifà al lavoro di Moroni per una discussione più dettagliata sulla questione[10].

I Monti di Pietà nelle Marche, tra cui quelli di Osimo, Jesi e Castel Durante, sono di diritto tra i più iconici [8] e seguono uno schema comune. In tutti e tre i casi, la loro nascita fu il risultato di una collaborazione tra le autorità civili e i frati Minori Osservanti. In prossimità della fondazione, si osservò un’intensificazione dell’attività dei frati nelle rispettive città, segno della loro crescente influenza e impegno nel promuovere una soluzione pratica ai problemi economici locali. La documentazione archivistica inizia a diventare abbondante e dettagliata soprattutto dopo il 1450, quando si registrano i primi atti ufficiali di fondazione e di regolamentazione dei Monti[12]. Per la prima volta la Chiesa affrontava in modo pratico il problema del prestito ad interesse, e apriva le sue porte all’influenza diretta nell’economia circolare agevolata.

La visione Francescana: donazione e condivisione

Secondo la teologia francescana, l’uomo è «imago Dei», frutto del dono divino e chiamato alla donazione. La sua identità non dipende dal patrimonio, ma dalla capacità di donarsi e di costruire relazioni significative. Nella concezione francescana, l’economia è intesa come uno strumento che deve servire alla felicità pubblica e al benessere sociale, mentre il lavoro è considerato una grazia. La vita comunitaria cristiana, che si esprime nella condivisione dell’Eucaristia, necessita di un’economia solidale a livello terreno per la realizzazione del bene comune. Questo ideale si scontra però con la pratica dei Monti di Pietà, che pur ispirandosi a questi principi, risultavano effettivamente esclusivi in quanto non riservati ai «poveri nulla tenenti», ma piuttosto ai «poveri possidenti», coloro che, pur in difficoltà economiche, avevano beni da offrire come pegno[11]. La critica che si può sollevare a questo riguardo, come sottolineato anche da Maria Giuseppina Muzzarelli nel suo saggio I Monti di Pietà ovvero scommettere sui poveri meno poveri, è che i Monti non fossero veramente accessibili a tutti i poveri. Utilizzando la teoria di Giddens, i Monti di Pietà rappresentano una sorta di “terza via”: non sono né istituzioni bancarie né Monti frumentari, ma una via di mezzo estremamente funzionale al contrasto della povertà generale, con presupposti caritatevoli ma con le dovute tutele strutturali che permettono ad ogni istituto di credito di esistere effettivamente.

La struttura finanziaria dei Monti di Pietà si sosteneva in larga parte su donazioni private e fondi comunali: i profitti caritativi si aggiravano intorno al 10%-20%, dato utile a rendere l’idea della sostanziale “gratuità” delle loro attività di credito.

Dalla lotta all’usura e alla nobiltà allo scontro con le comunità ebraiche: una delle prime “mini-guerre finanziarie” della storia

Il fenomeno dell’Osservanza, sebbene ridimensionato dalla storiografia recente, riveste un ruolo cruciale nella fondazione dei Monti di Pietà, poiché fu grazie agli sforzi dei frati dell’Osservanza che molti di questi istituti furono creati per fermare l’usura e arginare i danni provocati dalle pratiche di prestito degli ebrei. La documentazione storica sulla questione dell’usura ebraica è scarsa fino al XV secolo, ma quando diventa più abbondante, soprattutto negli anni successivi al 1450, emerge con forza la denuncia delle conseguenze sociali ed economiche di tale pratica, che stava impoverendo le classi più basse della popolazione.

Nelle città delle Marche, in particolare ad Osimo, Jesi e Castel Durante, l’influenza ebraica nell’ambito dei prestiti ad interesse era notevole. A causa di leggi discriminatorie, decreti ecclesiastici e prassi corporative anti-ebraiche, per ampi periodi del Medioevo (in particolare dal XII al XV secolo) gli ebrei furono in gran parte esclusi da molte professioni ordinarie, come l’agricoltura, l’artigianato corporativo e le cariche pubbliche, soprattutto nell’Europa cristiana occidentale. Ciò li spinse a concentrare le loro attività economiche nel commercio di beni (locale e internazionale), nel micro-credito e nel prestito di denaro, spesso etichettato come usura dalla dottrina cristiana, che proibiva agli cristiani di praticare interessi.

Tuttavia, gli ebrei non si limitarono certo a queste attività, ma eccelsero anche in professioni specializzate come la medicina, la traduzione e l’oreficeria, sfruttando la loro alfabetizzazione e rete diasporica. La loro centralità nel credito, accentuata dalle restrizioni, li rese indispensabili all’economia medievale, ma alimentò sentimenti antisemiti ed aspre frizioni interne alle differenti regioni (le restrizioni alle libertà ebraiche variavano a seconda del territorio, non seguendo una regola universale).

La creazione dei Monti di Pietà si presentava come una risposta alle difficoltà economiche della popolazione, e si posero sempre in netto contrasto con le pratiche creditizie del tempo, non solo delle comunità ebraiche: i prestiti a tassi d’usura erano difatti praticati, sebbene proibiti, da una vasta gamma di mercanti e banchieri cristiani, che li mascheravano con stratagemmi come contratti di cambio e di commenda o penali per ritardi; dai nobili e dai signori locali, specialmente nelle campagne, pretendendo in cambio tanto denari ingenti quanto lavoro, parte dei raccolti o addirittura fedeltà personale; in minor parte, pratiche di usura erano praticate anche dal clero locale, sotto forma di anticipi su rendite o gestione di fondi per conto di terzi. Potremmo quasi interpretarla come una delle prime vere “guerre finanziarie” della storia (con le dovute proporzioni, si intende), combattuta a suon di tassi d’interesse bassi, interdizioni al credito non regolamentato e pressioni sociali, con echi di attualità nell’accesso al credito e nella concentrazione della ricchezza.

L’iniziativa dei Minori Osservanti, lungi dall’essere meramente antisemitica, rifletteva una visione riformista volta a creare un sistema creditizio etico e accessibile, sfidando le élite economiche (banchieri, nobili), anche se spesso con il sostegno di autorità locali. È bene notare che in un contesto storico tardo-medievale le prediche francescane e l’espansione dei Monti contribuirono notevolmente alla marginalizzazione delle comunità ebraiche, evidenziando le tensioni tra riforma e pregiudizio religioso, che sarebbero state una costante storica per secoli.


[1] R. Renzi, Nota critica sulla storia del Monte di Pietà della città di Osimo, in Miscellanea Francescana, rivista di scienze teologiche e studi francescani, n. 122 (II), 2022; R. Renzi, Breve storia del Monte di Pietà della città di Osimo, in Il Sentiero Francescano, anno XII, Numero 47, 2022; R. Renzi, Il Monte di Pietà di Jesi: per una storia della nascita dell’istituzione, in Il Sentiero Francescano, anno XII, Numero 48, 2023; R. Renzi, Il Monte di Pietà di Jesi: un approfondimento tecnico-documentario, in Il Sentiero Francescano, anno XII, Numero 49, 2023; R. Renzi, Un approfondimento sulla presenza francescana nelle Marche: Il caso del Monte di Pietà di Iesi, in Scholia (Didattica), n. 3, anno 24, 2022; R. Renzi, Il primato del Monte di Pietà: prima Perugia o prima Ascoli. Una diatriba lunga secoli, in AboutUmbria Sito, 6/06/2023; R. Renzi, Il Monte di Pietà di Jesi e di Castel Durante (Urbania). Il ruolo dell’Osservanza, in Miscellanea Francescana, n. 123, fasc. I-II, 2023; R. Renzi, L’Osservanza e il Monte di Pietà di Castel Durante, in Il Sentiero Francescano, n. 50, 2023; R. Renzi – C. Iommi, L’Osservanza: un fenomeno totalizzante Il caso del Monte di pietà di Casteldurante, in Studi Pesaresi, n. 12, 2024; R. Renzi, Per una storia unitaria del Monte di Pietà di Osimo, in Scholia didattica, n. 1, 2024.

[2] Di tale trasformazione ci resta una testimonianza di Bernardino Amici dell’Aquila, che in Chronica Fratrum Minorum Observantiae fa ironia su questo cambio di indirizzo dei Francescani. Tale opera frammentaria è stata pubblicata da Leonard Lemmens in Fragmenta franciscana, v. II, Romae 1902, si veda cap. VI, pp. 16-24.

[3] M. Mallet, Signori e mercenari. La guerra nell’Italia del Rinascimento, Il Mulino, Bologna 2006, p. 51; su Albornoz si veda F. Pirani, Con il senno e con la spada. Il cardinale Albornoz e l’Italia del Trecento, Salerno, Roma 2019.

[4] M. Sensi, Brogliano e l’opera di fra Paoluccio Trinci, in Picenum seraphicum, 12 (1975), pp. 7-62: 13.

[5] F. Pirani, Con il senno e con la spada. Il cardinale Albornoz e l’Italia del Trecento, Salerno, Roma 2019. V. Beato Paolo Trinci da Foligno in http://www.santiebeati.it/dettaglio/90820 (cons. 26 gennaio 2023). H.e Angiolini, Frignani, Tommaso, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 50, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1998.

[6] R. Renzi, I codici della Libraria di San Giacomo della Marca, in Italia Medievale, 21/11/2023; R. Renzi, San Giacomo della Marca e l’esperienza maceratese, in Italia Medievale, 30/03/2024; R. Renzi, Un salto nella geopolitica antica: San Giacomo pacificatore dell’Ascolano, in Vivere Ascoli, 9/09/2024; R. Renzi, Un nuovo appuntamento con la Biblioteca di San Giacomo della Marca, in Vivere San Benedetto, 21/09/2024.

[7] F. G. Sassi, I Monti di Pietà e la Chiesa medievale, in Quaderni di Storia Sociale, 2005; L. Cantini, Storia dei Monti di Pietà: origini e sviluppo in Italia, Il Mulino, 1995.

[8] Utilizzo il termine iconici proprio perché intendo concentrarmi su Monti di Pietà che meglio nella loro origine rappresentano la genesi dell’Istituzione, ove la componente anti-ebraica e quella dei predicatori osservanti si rivelano fondamentali. Ho fatto questa scelta sulla base di alcuni miei precedenti studi sulla questione: R. Renzi, Nota critica sulla storia del Monte di Pietà della città di Osimo, in Miscellanea Francescana, rivista di scienze teologiche e studi francescani, n. 122 (II), 2022; R. Renzi, Il Monte di Pietà di Jesi e di Castel Durante (Urbania). Il ruolo dell’Osservanza, in Miscellanea Francescana, n. 123, fasc. I-II, 2023.

[9] M. Moroni, Monti di pietà, banchi ebraici e risparmio pubblico in una città della Marca pontificia tra Quattro e Cinquecento, Università di Macerata, 2020.

[10] M. Moroni, Monti di pietà, banchi ebraici e risparmio pubblico in una città della Marca pontificia tra Quattro e Cinquecento, in Proposte e ricerche, anno XLII, n. 82, 2019, pp. 137-149. Per quanto riguarda l’Italia tale aspetto è sottolineato dai lavori di: W. Capezzali, San Giovanni da Capestrano e l’Osservanza francescana: spiritualità, ospedali, monti di pietà e pacieri nel 15. Secolo, in Centenario dell’istituzione dell’ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri L’Aquila, L’Aquila, Tipolito, 2012, pp. 5-11; P. Monacchia, I Monti di Pietà di Perugia (1462) e Assisi (1468), in Franciscana, Bollettino della Società internazionale di studi francescani, 14(2012), pp. 305-310. Per lo sviluppo dell’Istituzione in Spagna è fondamentale il lavoro di Martin Carbajo Nunez, Monti di Pietà ed etica economica: il contributo francescano.

[11] M. G. Muzzarelli, I Monti di pietà ovvero scommettere sui poveri meno poveri, in (a cura di A. Chili) Quaderni della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, XI (2006), pp. 17-27.

[12] H. Holzapfel, Le origini dei Monti di Pietà (1462-1515), in La Verna, rivista illustrata sanfrancescana storico-sociale, anno 1904-5, n. 20.

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