80 miliardi di euro investiti da società, banche e fondi in 15 anni, uno sviluppo verticale ed esponenziale senza precedenti, un dominio de facto nell’ecosistema fotovoltaico europeo. Per la Spagna sembrava la storia perfetta, e pure quei piccoli segnali deflattivi venivano ignorati in quanto sintomatici del controllo del mercato.

Ebbene, il verdetto del 2026 è piombato come la scure del boia sull’intera economia energetica spagnola, al punto che gli investitori sono letteralmente in fuga dal solare spagnolo.

Ma come è possibile?

Melius abundare quam deficere?

Negli anni, la Spagna è stato uno dei mercati energetici europei dalla crescita più rapida in assoluto, specialmente sul fronte rinnovabili. Il fotovoltaico spagnolo ha rappresentato la punta di diamante di questo slancio produttivo verso l’energia pulita, con ondate di investimenti e di progetti che hanno portato ad uno sviluppo incredibilmente veloce.

Il nocciolo della questione sta nel fatto che l’incredibile hype e la sovrabbondanza di investimenti hanno generato un eccesso di offerta che ha portato al crollo del valore di parchi solari e progetti fotovoltaici, oltre ad un forte sovraccarico della rete elettrica nazionale.

Questa situazione, ormai insostenibile, sta portando ad una fuga generale degli investitori che non accenna a fermarsi. E per il governo Sánchez si tratta di una gran bella gatta da pelare.

I numeri energetici spagnoli

Per quanto riguarda il mix energetico nazionale, la Spagna rappresenta senz’altro un’avanguardia europea: con 160.000 GWh prodotti solo tra eolico, nucleare e fotovoltaico, e riducendo fonti come il carbone o il petrolio a quote che rasentano lo 0 in alcuni casi, il paese sembra aver trovato la quadra ideale bilanciando indipendenza, efficienza e disponibilità delle fonti energetiche.

TecnologiaQuotaProduzione (GWh)Note
Eolica21,6%58.801Leader del mix per il 3° anno consecutivo
Nucleare19,0%≈ 51.718Secondo posto
Solare fotovoltaica18,4%50.188Record storico di produzione e quota
Ciclo combinato16,8%≈ 45.730+27,9% rispetto al 2024
Idraulica12,4%33.685
Carbone0,6%≈ 1.633Minimo storico
Altre (cogenerazione, residui, fuel/gas, biomasa, solare termica, ecc.)≈ 11,2%≈ 30.446Include ≈ 8.314 GWh di altre rinnovabili
Fonte: Red Eléctrica de España (REE)

Il guaio arriva nel momento in cui la produzione è talmente alta che il “precio de captura” (il prezzo di vendita effettivo dell’energia da parte delle centrali a seconda dell’orario di produzione) arriva a pareggiare o addirittura ad andare sotto non solo rispetto al prezzo medio di mercato OMIE (Operador del Mercado Ibérico de Energía), ma addirittura al costo di produzione dell’energia stessa.

Le maggiori tecnologie di produzione energetica spagnole, in sostanza, pareggiano il bilancio rispetto alla propria produzione. Le centrali a ciclo combinato, ad esempio, oltre ad essere sostanzialmente vecchie e dunque ad aver già ammortizzato l’investimento di produzione iniziale, producono soprattutto quando il prezzo medio di mercato è sufficientemente alto da garantire una vendita all’ingrosso che non mandi in negativo i ricavi della produzione né per costo né per posizionamento del mercato all’ingrosso. Le installazioni fotovoltaiche, invece, non possono decidere quando produrre. Producono quando c’è sole, fermandosi solo durante la notte o il maltempo, e non possono scegliere di smettere di produrre quando il mercato è saturo. Si accollano, in sostanza, il surplus commerciale, che non riesce ad essere evitato neanche con i contratti a prezzo fisso.

TecnologiaPrezzo medio di mercato (OMIE)Costo di Produzione (LCOE)Precio de capturaDifferenza dal prezzo medio di mercato
Solare Fotovoltaico42 €/MWh30 – 40 €/MWh34 €/MWh-19%
Eolico42 €/MWh35 – 45 €/MWh39 – 41 €/MWh-5% / -8%
Ciclo Combinato (Gas)42 €/MWh70 – 85 €/MWh per i nuovi impianti, 45 – 65 €/MWh per quelli esistenti42 €/MWh0%
Nucleare42 €/MWh> 80 €/MWh per i nuovi impianti, 5 – 10 €/MWh per quelli esistenti42 €/MWh0%
Fonte: Red Eléctrica de España (REE)

Nel 2025 è stata raggiunta una tale quantità di capacità solare da sovraccaricare la rete elettrica, spingendo i prezzi ben al di sotto dello zero nelle ore di punta. Questo perché i produttori, con l’acqua alla gola, hanno ridotto le tariffe per smaltire l’energia in eccesso. A soli sei mesi dall’inizio dell’anno, la Spagna ha già superato il record annuale per il numero di ore in cui i produttori devono pagare gli utenti per prelevare la loro elettricità. Il problema si sta verificando in tutta Europa, ma è particolarmente grave per il Paese, proprio nel momento in cui il solare ha superato l’eolico come principale fonte di energia elettrica.

La situazione economica è peggiorata così drasticamente che gli investitori stanno cercando di uscire dal mercato a prezzi fortemente scontati“.

Daniel Pérez, direttore generale di Energies Renovables Públiques de Catalunya

Falchi, squali, short sellers…

Capiamo le reali ripercussioni di questa situazione nel linguaggio della finanza d’assalto.

Stando a fonti anonime di Bloomberg, quattro enti tra progetti e società spagnole sono stati messi in vendita. Arena Green Power SL e Matrix Renewables, che insieme rappresentano il 3.5% del mix energetico rinnovabile nazionale, sarebbero state oggetto di trattativa. Entrambe le società, quando interpellate dal portale finanziario americano, hanno risposto “no comment”. Anche la società privata RIC Sun España SL era inizialmente stata messa sul mercato, ma l’azienda ha dichiarato che la vendita è stata sospesa per poter concentrarsi sull’integrazione di batterie nei propri parchi eolici.

Secondo la Alvarez & Marsal Valuation Services di Madrid, il divario tra le aspettative di venditori e acquirenti è cresciuto a tal punto da causare un significativo rallentamento delle transazioni. Iberdrola SA, il maggiore produttore europeo di energia verde, ha posticipato la vendita di alcuni asset dopo aver ricevuto offerte che considera irrisorie da potenziali acquirenti, stando a quanto riferito da due fonti. Anche da Iberdrola, come al solito, “no comment”.

Short sellers e squali finanziari hanno fiutato il sangue e sono in agguato. Tanto per cominciare, BlackRock Advisors LLC e almeno altre quattro grandi società hanno aperto consistenti posizioni short su Solaria Energia y Medio Ambiente SA, colosso spagnolo che pianifica di arrivare a produrre 9 Gigawatt entro il 2028. La produzione di energia solare dell’azienda è quasi dimezzata nei primi tre mesi di quest’anno, sebbene il prezzo medio della stessa sia diminuito di un quinto nello stesso periodo. Guess what: pure Solaria ha rifiutato di commentare, ma ha dichiarato che, per diversificare la propria attività, ha raccolto 300 milioni di euro per acquistare batterie e immagazzinare efficacemente l’elettricità in eccesso durante le ore di punta. Sta inoltre valutando la possibilità di costruire data center per andare oltre la semplice produzione di energia e assicurarsi un acquirente per la propria produzione. Che comunque…

Il trend è bene o male segnato: alcuni prevarranno, altri verranno salvati dal governo, altri falliranno. E non saranno cadute indolori. Pure i prezzi, nel giro di un decennio, torneranno quelli di un tempo. E succederà ad opera degli squali del private equity: pronti ad entrare, ristrutturare e rimettere sul mercato a prezzo luxury. È la parabola della crisi di settore, deflattiva o inflattiva che sia. Certo è che, in questo caso, la posta in gioco è piuttosto alta: a giocarsi tutto sono i colossi delle rinnovabili spagnole, nessuno escluso.

…e cittadini consumatori, perché no

Alla fine, a strettissimo giro, chi ci guadagna e ringrazia è chi paga le bollette: gli spagnoli.

Per molti consumatori spagnoli, l’eccesso di offerta è una benedizione, perché il prezzo che pagano per l’energia è legato a quanto i produttori ottengono sul mercato all’ingrosso. Quest’anno le loro tariffe sono state tra le più basse d’Europa, circa la metà di quelle pagate dai tedeschi. L’impennata della produzione ha acceso un gran dibattito su come le reti elettriche possano adattarsi al drastico aumento della capacità di generazione da fonti rinnovabili, ma nulla ci vieta quantomeno di essere contenti per i nostri cugini spagnoli che quest’anno pagano le bollette quasi in tax credit.

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